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  • R.L.

LA CORPOREITA’ COME STRUMENTO COGNITIVO

Negli studi riguardanti il linguaggio del corpo è emersa una forte connessione fra l’intelligenza emotiva e l’intelligenza corporea, in particolare quella cinestetica. Si tratta di una scoperta dalla quale è possibile trarre insegnamento per pensare ad un nuovo modo di guardare ai processi di cambiamento degli individui, sia in ambito terapeutico che educativo e culturale.



L’intelligenza emotiva è definita come “la capacità che hanno gli individui di monitorare le sensazioni proprie ed altrui discriminando fra i vari tipi di emozione, e usando queste informazioni per incanalare pensieri ed azioni” (Salovey e Mayer, 1990). Da qui deriva l’importanza attribuita all’empatia come qualità in grado di migliorare la comprensione intrapersonale ed interpersonale.

Una definizione più recente inquadra l’intelligenza emotiva nell’ambito dell’autocontrollo, dell’autoefficacia e della soddisfazione percepita nella qualità della vita, intendendola come la “capacità di motivare sé stessi, riuscire a perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici e di sperare” (Goleman, 1995).

Se ne deduce che avere una buona intelligenza emotiva risulti essere una qualità determinante e preordinata rispetto al raggiungimento di qualsiasi tipo di obiettivo, oltre che essere esperita come una condizione di base piacevole e presupposto per una proficua interazione sociale.


Ma cosa c’entra il corpo con tutto questo?

Il nostro corpo esprime con forza e immediatezza il nostro essere individuale. Ne è la prova il fatto che, purtroppo di frequente, viene utilizzato solo come un’immagine da plasmare per riflettere l’estetica e il valore sociale del momento.

Manifestare segnali corporei coerenti con il messaggio che intendiamo trasmettere rafforza il senso della nostra comunicazione, permettendoci di dire chi siamo e cosa vogliamo in modo molto più chiaro di tante parole. Inoltre, ci fa sentire più efficaci e soddisfatti di noi stessi, condizione che a sua volta risulta essere gradita a noi e al nostro interlocutore.

Muoversi, orientarsi, direzionare lo sguardo, manipolare gli oggetti, rispondere agli stimoli del nostro ambiente in maniera fluida e pronta sono manifestazioni di una fisicità – e dunque di una mentalità – ricettiva, presente, solida. È ciò che è stato definito intelligenza cinestetica, ovvero intelligenza del corpo.


Riconoscere e padroneggiare gli stati d’animo, affrontare gli eventi della vita con ottimismo e perseveranza, imparare a riformulare i propri piani non sono solo qualità di una mente pensante e frutto di uno sforzo cosciente, ma diventano possibili quando abbiamo acquisito una buona plasticità nella gestione delle nostre emozioni, che possono essere “regolate” solo se poniamo maggiore attenzione alla cascata di sollecitazioni e reazioni fisiologiche dalle quali derivano.

Pertanto, diventa impossibile pensare ad una intelligenza separata dalla corporeità che la produce, ovvero da quel complesso sistema integrato di sensazioni, emozioni, pensieri e credenze che ognuno di noi è.

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