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Dal corpo all'immaginazione


Aristotele l’ha definita una “forma di movimento” che si produce negli esseri dotati di sensazione, capace di comporre immagini sia in rapporto ad oggetti presenti ai sensi, sia costruendole liberamente senza riferimento immediato agli oggetti stessi.

Si tratta di una definizione ancora attuale, poiché nel linguaggio psicologico immaginazione indica una particolare forma di pensiero che non segue regole fisse né legami logici, ma si presenta come riproduzione ed elaborazione libera del contenuto di un dato sensoriale presente o passato, legata ad un determinato stato affettivo.

Ma a cosa serve l’immaginazione?

La memoria non registra soltanto i dati provenienti dalla percezione, ma li organizza in categorie, generalizzandoli e interpretandoli. È in questo processo che la creazione di immagini simboliche risulta essere fondamentale, a partire dalla possibilità di visualizzare i tratti di una persona nota o le caratteristiche di un dato ambiente associandole ad uno stato affettivo, fino allo sviluppo di una vita interiore particolarmente vivace; pensiamo all’attività di un pittore, uno scrittore, un regista, ecc., ma anche di un uomo di scienza o di un inventore: si tratta di attività basate sulla capacità di dare vita a delle realtà che travalicano il mondo dei sensi e delle memorie reali.

In questo ultimo caso le immagini mentali segnano il passaggio da una realtà e da una memoria prettamente sensoriali (mera trasposizione delle informazioni in codici mentali), ad un’altra realtà frutto di un’attività di rielaborazione che è spesso totalmente separata da specifiche esperienze.

Nello sviluppo dell’individuo, la prima esperienza che si ha di se stessi e del mondo è quella di una sensazione a livello corporeo: calore, freddo, crampi di fame o movimenti intestinali. A seconda dello stato di piacere o dolore che questa sensazione comporta, delle cure ricevute e della possibilità di autoregolazione, il bambino codifica le sue emozioni.

L’emozione può essere definita come un movimento, un pattern caratteristico di sensazioni che si attiva in determinate circostanze: se, ad esempio, ricevo una carezza potrei facilmente considerare la sensazione di calore e piacere che provo come amore.

Esperire le immagini può essere considerato come il primo inizio dell’attività cosciente e della capacità di astrarre. L’immaginazione aiuta i processi mnemonici e libera il bambino dall’esclusiva e primaria dipendenza dalle sensazioni, consentendo l’organizzazione delle proprie reazioni emotive.

Senza l’immaginazione non sarebbe possibile alcuna forma di astrazione, simbolizzazione o di creatività.

Le immagini operano nella vita mentale come veri e propri oggetti, che fanno capo ad un sistema simbolico privato, fortemente individuale e utilizzato per scopi diversi.

È possibile riscontrare un certo rapporto fra il tipo di personalità e la qualità dell’immaginazione. Postulando che la personalità dell’individuo è rappresentata dal suo corpo, in una struttura fisica caratterizzata da forti contrazioni muscolari croniche e respirazione coartata, si avrà meno “spazio” per il libero fluire dell’attività immaginativa, con un relativo impoverimento delle immagini e della loro intensità. In questi casi, l’immagine e la sua attività rappresentativa potrebbero risultare eccessivamente stimolanti dal punto di vista emotivo, con la conseguenza di sentirsene sopraffatti e di considerarle estranee al proprio normale funzionamento.

Chi dispone, invece, di una struttura fisica armoniosamente integrata, dove la respirazione è libera da costrizioni e il corpo ha raggiunto un buon equilibrio fra contenimento e potenzialità espressiva, può facilmente esperire stati immaginativi molto intensi e vividi, che sarà in grado di razionalizzare e riportare nella propria realtà.

Le differenze individuali hanno un ruolo importante anche nel caso del “sogno ad occhi aperti”, di cui il clinico si serve per indagare l’investimento energetico di contenuti inconsci o di modalità di funzionamento della persona.

La capacità di formare immagini mentali e di ricombinarle continuamente, compiendo associazioni sia logiche che fantastiche è alla base del concetto di creatività, una capacità senza la quale non esisterebbe la possibilità di fornire risposte divergenti e innovative, di guardare alla realtà usuale con un’ottica insolita, di estrarre da informazioni banali elementi nuovi.


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