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Il lavoro di cambiare


Per quanto non ne siamo coscienti, il nostro equilibrio si basa su piccoli ma continui cambiamenti. Pressione, bilanciamento, scambi cellulari, e con essi anche pensieri, gusti, abitudini e gesti quotidiani. Appartiene al normale processo evolutivo umano adattarsi a queste variazioni.

Quando pensiamo alla parola cambiamento, però, facciamo riferimento ad uno specifico processo decisionale e consapevole che può capitare di subire o di agire.

In questa sede farò riferimento alla decisione di cambiare, suggerendovi comunque di adattare questo contenuto anche alle situazioni nelle quali siamo costretti a modificazioni della nostra vita non volute; cercherò di fornire degli spunti di riflessione per facilitare scelte e cambiamenti nella propria vita.

Quante volte abbiamo pensato “adesso mollo tutto e vado a vivere in campagna”?

Bene, potrebbe essere una buona opzione. Ma la prima cosa da fare per assicurarci che sia la scelta giusta è definire per obiettivi concreti il traguardo finale e le tappe intermedie da raggiungere.

Potrebbe essere utile scrivere un piano, fare uno schema, o usare l’immaginazione. Ad esempio, potreste visualizzare questo cambiamento da attuare come una parola composta da piccole luci colorate, e gli strumenti che occorrono per metterlo in pratica saranno queste piccole luci, che si accenderanno di volta in volta fino al completamento della parola.

Assieme alla pianificazione, dovremmo considerare le emozioni che determinano la scelta. È sconsigliabile agire sulla scia di sentimenti estemporanei e intensi come rabbia e frustrazione, o come provocazione nei confronti di qualcuno o qualcosa. Anche sentimenti teneri, tipo seguire la persona amata in alcune scelte di vita, può distrarre dal perseguimento delle proprie mete o farcele valutare diversamente da quanto faremmo centrandoci solo su noi stessi.

Se l’obiettivo finale nell’attuare un cambiamento è quello di ottenere un maggiore stato di benessere, non bisogna illudersi che questo non sia una vera e propria conquista.

Immaginare di modificare lo status quo senza provare ansia, intesa anche come uno stato di eccitazione, non è possibile; siamo biologicamente programmati per salvaguardare la nostra sopravvivenza, quindi ogni cosa ignota risuona come potenzialmente minacciosa, nonostante il planning efficiente che possa esservi dietro e nonostante la consapevolezza che ciò che si sta facendo è la cosa migliore per noi. Affinché un cambiamento importante vada a buon fine, è necessario fare i conti (come sempre!) con lo stress.

Per cambiare occorre mobilitare una massiccia dose di energie fisiche e mentali. Questo sarà il serbatoio dal quale attingeremo, perché è proprio a partire da questa mobilitazione energetica che è possibile aumentare concentrazione, capacità di pianificazione, possibilità di azione e resilienza.

Il rischio che si corre in questo momento è quello che proprio questa risorsa si ritorca contro di noi. Se queste energie non vengono incanalate verso una direzione costruttiva, possono mutare in ansia, timori eccessivi, somatizzazioni, fino ad una sorta di “paralisi” che può essere sperimentata sia a livello somatico che nei processi di pensiero. Così il desiderio di cambiare rimane solo un concetto astratto impossibile da realizzare o che suscita panico, andando a sostituire curiosità ed entusiasmo in controllo e immobilità.

Non potendo sottrarci ad una certa quota di sensazioni spiacevoli, è bene trovare delle strategie per gestirle al meglio.

Innanzitutto, ricorrere sempre alle ragioni che ci spingono nella direzione del cambiamento e quindi ricordarsi del potenziale positivo di quello che stiamo progettando.

In secondo luogo, ascoltare le sensazioni negative. Non ammettere che si possano attraversare momenti di tensione significa “spingerli” in fondo al proprio campo di coscienza, col risultato di divenire rigidi e dunque di non consentire elasticità e fluidità sia al nostro corpo - col rischio di sentirsi maggiormente affaticati o di acuire disturbi fisici già presenti come mal di testa, tensioni muscolari, disturbi gastro-intestinali, ecc. - che alla nostra mente, quindi di non riuscire più a pensare al passo successivo.

Alle volte è necessario confrontarsi con noi stessi come faremmo con un bambino, aiutandoci a distinguere i problemi reali ai quali trovare soluzioni fattibili, da paure immotivate o improbabili.

Proprio come faremmo con un bambino, sarebbe bene lasciare spazio all’espressione di questo disagio. Praticare esercizi di respirazione e rilassamento, lunghe passeggiate o anche momenti da dedicare a sé stessi e ai propri hobbies, o confrontarsi e svagarsi con amici e familiari non deve essere considerato una perdita di tempo ma un modo di accompagnarci in modo rispettoso verso mete importanti.

Capire quanto si può sopportare uno stato di tensione, uno sforzo fisico e intellettivo, è funzionale al successo delle nostre azioni: impegnarsi oltre il nostro limite personale è foriero di abbassamento dell’autostima, di pensieri negativi e riduzione delle energia vitali che portano alla rinuncia. Proprio per questo è consigliabile dedicarsi uno spazio entro il quale portare l’attenzione verso il nostro stato attuale; ad esempio, prima di addormentarsi la sera: distesi a letto e con le luci spente, respirare profondamente facendo in modo che il respiro contatti ogni distretto del corpo, prestando attenzione alle sensazioni di rimando e al loro significato. Ne conseguirà una valutazione che consente di orientarci su ciò che ci è possibile fare con maggior vigore o ciò da cui è meglio preservarsi.

Per favorire il successo di un cambiamento la nostra visione dovrà orientarsi su due aspetti fondamentali:

- il livello di benessere che sarà possibile raggiungere rispetto alla situazione attuale

- i problemi che dovremo gestire in questo percorso.

Ed infine ricorrere anche ad una buona quota di ottimismo!

Se l’abbiamo desiderato e sognato, ne varrà la pena. Non tentare di uscire da una condizione problematica o non protendersi verso niente che sia nuovo o diverso da ciò che conosciamo trasforma la nostra vita in un panorama grigio e monotono nel quale i pensieri aleggiano come nebbia e il mondo emotivo perde colorito.


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