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Piacere, piacersi


Se ci viene chiesto cosa sia il piacere difficilmente difficilmente riusciremo a descriverlo senza fare riferimento a qualcosa o qualche situazione che ci procura questa sensazione. Spesso, nella mia attività clinica incorro in conversazioni nelle quali questo "qualcosa" diventa il punto centrale della descrizione e diventa marginale che la possibilità di provare piacere sia una funzione intrinseca in qualsiasi essere umano.

Secondo la teoria dell'Analisi Bioenergetica, l'istinto di sopravvivenza è strettamente connesso con il concetto di piacere. Non sopravviviamo per il puro comandamento di farlo, ma perchè le attività pulsatili del corpo in tutte le sue funzioni biologiche comportano il sentimento di benessere.

Tutti i tessuti organici si trovano in un costante senso di moto; in questo flusso continuo di contrazione-rilassamento si annida la sensazione di piacere, di una piena vitalità corporea.

Possiamo quindi distinguere il piacere dal divertimento.

Se pensiamo al divertirsi, ci vengono subito in mente attività molto articolate, di solito di tipo sociale, come uscire con gli amici. In questo caso il piacere risiede nella vicinanza con altri verso cui proviamo affetto e complicità, ma è sempre funzione della capacità individuale di percepire ed apprezzare quanto si prova.

Il divertimento rappresenta un modo per catturare il piacere che c'era nell'infanzia, attraverso una forma adulta di gioco. Purtroppo a volte la ricerca del divertimento conduce a comportamenti che possono essere del tutto alienanti rispetto alle percezioni sensoriali di cui parlavo prima: bere e fare uso di stupefacenti, ad esempio, portano ad un finto rilassamento dovuto alla mancanza di percezione del proprio corpo piuttosto che alla soddifazione dei suoi bisogni.

Ciò che veramente rende felici i bambini nel loro gioco non è l'attività svolta, ma l'assoluta concentrazione dedicata a quel momento.

Se ci si identifica col corpo e con il suo desiderio di piacere, i movimenti diventano ritmici e spontanei, come quelli che possiamo osservare negli animali. Un pò come accade quando si balla: se ci si concentra sulla sequenza dei passi si trascura il rimando corporeo che quel passo ha su di noi, se ci si abbandona al fluire della musica emergono più facilmente i sentimenti connessi a quelle sensazioni.

Oltre che per il nostro benessere, la possibilità di vivere nella dimensione del piacere ha un'ulteriore conseguenza. Fornisce la motivazione e le energie necessarie al processo creativo. Automaticamente, essere creativi aumenta il piacere e la gioia di vivere. Se si vive con la curiosità e la giusta dose di leggerezza la nostra vita diventa un'avventura creativa.

Portare avanti la propria esistenza in modo rigido e automatico la rende solo una lotta per la sopravvivenza.

La persona creativa non cerca di risolvere problemi nuovi con vecchie soluzioni, ma parte serenamente dal presupposto di non conoscere le risposte. Affronta la vita con curiosità, come un bambino sperimenta le azioni che può compiere nel rispetto del suo e altrui benessere e clima emozionale, tenendo conto della realtà che lo circonda.

Un modo di essere non certo semplice, che implica umiltà e conoscenza di se stessi.

L'atteggiamento creativo è quello che riesce a mettere insieme in un'unica risposta i bisogni della personalità e limiti/risorse della realtà circostante in modo continuo. Ad esempio, riuscire a lavorare con soddisfazione e gusto per quello che si sta facendo.

Ogni volta che compiamo un'azione sperimentiamo uno stato di tensione, che potremmo definire "preparatorio" rispetto all'obbiettivo da raggiungere.

Per provare una sensazione di piacere, l'elemento importante non è solo riuscire a raggiungere il traguardo ma anche ritagliarsi una dimensione personale entro la quale sentirsi liberi di esprimersi, di contattare le proprie emozioni e non tradirle.

A questa teoria viene spesso mossa un'obiezione: se tutti ci comportassimo come ci pare, che ne sarebbe della nostra società?

La differenza fondamentale fra il piacere corporeo e quello "mentale" è proprio che, nel riconoscimento della propria umanità e dei suoi bisogni più naturali ci muoviamo tutti in un'unica direzione. Non solo: riconosciamo a noi e agli altri il bisogno di vicinanza e amore, e soprattutto il bisogno di protezione.

Anche quando le modalità di soddisfazione sono differenti, ci accorgiamo che il bisogno sottostante è identico al nostro. Pertanto, la dimensione del giudizio e della prevaricazione tendono spontaneamente ad attenuarsi.

Siamo individui complessi, con necessità complesse che richiedono la capacità di posticipare, a volte, la soddisfazione. Questo non deve farci presagire una lunga serie di frustrazioni, ma potrebbe essere l'opportunità di sperimentare un lungo cammino costellato di emozioni, creatività e vicinanza al prossimo.

In quest'ottica, vivere la vita alla ricerca del piacere non è un atto egoistico, ma un'espressione della cura di se stessi. Riconoscerci come i principali autori del nostro piacere significa anche sviluppare un sano senso di indipendenza e di autonomia nelle scelte di vita, che a sua volta ci fornisce la possibilità di avere maggior attenzione verso l'altro, potendone rispettare tempi, necessità e scelte.


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